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ENRICO CASTELLANI, ROBERT MANGOLD, ROBERT MORRIS, KENNETH NOLAND
A personal view of Abstract painting and sculpture
Inaugurazione:  Mercoledì, 25 Maggio 2016 ore: 19:00  -  fino a:  Sabato, 10 Settembre 2016
La Galleria Fumagalli inaugura la sua nuova sede a Milano con una mostra a cura di Hayden Dunbar.
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ENRICO CASTELLANI, ROBERT MANGOLD, ROBERT MORRIS, KENNETH NOLAND
A PERSONAL VIEW OF ABSTRACT PAINTING AND SCULPTURE
A cura di Hayden Dunbar

25 Maggio | 10 Settembre 2016
Galleria Fumagalli 
Via Bonaventura Cavalieri 6, Milano

La Galleria Fumagalli presenta la mostra Enrico Castellani, Robert Mangold, Robert Morris, Kenneth Noland. A personal view of Abstract painting and sculpture a cura di Hayden Dunbar, con la quale inaugura la nuova sede, nel cuore del capoluogo lombardo.

La mostra raccoglie il lavoro di quattro artisti fondamentali per l’arte del secondo dopoguerra: Enrico Castellani (1930, Castelmassa), Robert Mangold (1937, North Tonwanda, Stati Uniti), Robert Morris (1931, Kansas City, Stati Uniti) e Kenneth Noland (1924- 2010, Asheville, Stati Uniti). Quattro maestri il cui lavoro presenta linguaggi ed esiti differenti, ma accumunati da un percorso che prende il via dall’espressionismo astratto per arrivare a nuove forme radicali di astrazione, sviluppate da ognuno di loro in modo indipendente e personale.

Enrico Castellani, Robert Mangold, Robert Morris, Kenneth Noland. A personal view of Abstract painting and sculpture propone uno spaccato delle esperienze artistiche astratte degli anni ’60-’80.  Sebbene la loro ricerca presenti significative differenze, molti sono i punti di contatto nella poetica degli artisti di questa mostra. Un esempio è dato dall’utilizzo delle forme geometriche, proposte anche in versione irregolare. Castellani le utilizza con i Baldacchini degli anni ’60; con le estroflessioni a schema geometrico e più tardi, facendo ruotare sul proprio asse più opere in sequenza, Noland la sperimenta in particolare con gli Shaped Canvas o Irregular Shaped in cui è la stessa forma del telaio ad assumere una forma geometrica in accordo con la geometria interna, Robert Morris declina le forme geometriche irregolari nei Felt degli anni ‘70/’80, in cui larghe porzioni di materiale vengono composte o ritagliate dando alla forma un aspetto più libero, mentre Robert Mangold usa schemi geometrici decostruiti, asimettrici, innervati da linee di grafite e forme insolite.

Anche nell’utilizzo del colore si possono trovare corrispondenze: Castellani, Mangold, Morris e Noland ricorrono frequentemente a superfici monocrome e abbandonano i colori primari. Castellani predilige il bianco; Noland usa tutti i colori fuorché i primari; Mangold adotta i colori secondari e terziari, in tonalità pastello; Morris predilige l’acciaio specchiante nelle sue sculture, il nero e il bianco e il grigio nei Feltri della prima produzione e in seguito i colori secondari. Altre analogie si trovano nel modo in cui i quattro artisti ripensano radicalmente il rapporto dell’opera con l’ambiente circostante. Sia in Castellani sia in Mangold sia in Noland la pittura, asciugata fino alle sue componenti strutturali, porta l’attenzione dello spettatore verso l’esterno, oltre i limiti della tela: l’opera non è a se stante, ma parte di un tutto. Un concetto ancora più evidente nell’opera di Robert Morris, il quale nel 1965 posiziona dei cubi specchianti sul pavimento della Green Gallery di New York: riflettendo lo spazio e il pubblico sulla loro superficie, le sculture si fondono a livello percettivo con l’ambiente. Una ricerca che Robert Morris porterà avanti sino ad approdare alla Land Art.

Il percorso di tutti e quattro converge verso il minimalismo. I Topologemi di Castellani dei primi anni ‘70 sono tele prive di estroflessioni su cui rimangono visibili solo sottili linee di grafite poste a schema geometrico. Sempre negli anni ’70, Noland arriva a una tale sottrazione di elementi geometrici e colori da sfiorare il minimalismo pittorico. Mangold riduce la pittura alle sue componenti essenziali, attraverso il ricorso frequente a superfici monocrome e Robert Morris, con le sue sculture dalle forme primarie diventerà uno dei maggiori capisaldi del Minimalismo. Quattro stili inconfondibili per una rilettura di uno dei momenti più stimolanti della storia dell’arte del secondo dopoguerra.

Annamaria Maggi