STEFANO SCHEDA – NUDO, MANI IN ALTO! NAKED, HANDS UP!

By 29 Novembre 2019 mostre-future

STEFANO SCHEDA

NUDO, MANI IN ALTO! NAKED, HANDS UP!
Inagurazione e performance 16 gennaio 2020
Dal 17 gennaio al 18 aprile 2020

STEFANO SCHEDA

NUDO, MANI IN ALTO! NAKED, HANDS UP!
Inagurazione e performance 16 gennaio 2020
Dal 17 gennaio al 18 aprile 2020

Testo

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione con testi di diversi autori, tra i quali Angela Madesani (storica dell’arte e curatrice) e Matteo Bonazzi (filosofo e piscoanalista).

Ai visitatori sarà proposto un questionario ideato da Matteo Bonazzi per un’indagine sociologica sui temi trattati in mostra.

Galleria Fumagalli presenta la prima mostra personale in galleria di Stefano Scheda (Faenza, 1957). “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” è un invito a riflettere sul concetto di nudità tra storia dell’arte e social network. Opere di nuova produzione assieme a lavori storici sono presentati in un percorso installativo in ricercata penombra. La sera dell’inaugurazione si terrà l’azione performativa dal titolo INERTE/INERME. «Perché nessuno si scandalizza di fronte ai Bronzi di Riace, perché nessuno urla all’orrore di fronte al David di Michelangelo o ai nudi maschili dell’arte neoclassica mentre Same same but different, l’opera di Stefano Scheda con due uomini nudi che si salutano uscendo dall’acqua, crea tanto scompiglio in chi la vede? Perché è oscurata dai social? Perché dà vita a pubbliche proteste?». Queste le domande che hanno sollecitato l’invito a Stefano Scheda a presentare un progetto espositivo per gli spazi della Galleria Fumagalli e che introducono il testo di Angela Madesani – raccolto insieme ad altri contributi in una pubblicazione in corso di realizzazione. Il lavoro di Stefano Scheda è spesso caratterizzato dall’uso del nudo, inteso non in chiave erotica o voyeuristica ma nelle sue implicazioni sociali.

Il titolo della mostra “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” fa quindi volutamente riferimento a un corpo esposto alle sue fragilità e alle complessità della vita, un corpo che non è protetto neanche da un abito che lo sostenga. «Siamo tutti nudi nella fragilità fisica e spirituale, senza la certezza di una fratellanza» – precisa Stefano Scheda. La nudità si osserva, infatti, nel primo incontro con l’opera ma non si esaurisce nella sua esposizione, costituendo solo il primo livello di messa in scena della condizione umana. Chi osserva è invitato a interrogarsi e a testare la propria soglia di tolleranza di fronte alla visione di una nudità che, colta dallo sguardo ironico dell’artista, restituisce un’immagine sublimata e archetipica del corpo. In mostra il video Meteo (2004), presentato per la prima volta allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe nel 2006: corpi nudi di uomini e donne, non completamente a fuoco, appaiono fermi su un bagnasciuga con degli specchi rotondi all’altezza del ventre. Due fattori di disturbo, la luce del sole riflessa dal vetro e il suono di mitragliatrici proveniente da una capsula spaziale, agiscono sulla scena creando un effetto irritante e di estraniamento. Se in quest’opera la nudità è evocatrice del limite umano di fronte alla grandezza degli eventi storici e naturali, nel dittico fotografico Same same but different (2018) è colta nella sua purezza e innocenza, immortalando i corpi là dove il mare incontra la terra. Fuori e dentro questo limite, l’acqua simboleggia per l’artista la speranza di una rinascita, come evoca anche il titolo della scultura Terramare (2015), realizzata con uno pneumatico e una camera d’aria. La precarietà dell’esistenza è espressa ugualmente dall’immagine fotografica ritratta in Figura 1 (1996), un corpo nudo che pare abbandonarsi alla vita: “mani in alto”.

Stefano Scheda nasce a Faenza nel 1957 e vive a Bologna, dove insegna “Strategia dell’Invenzione” all’Accademia di Belle Arti. La sua ricerca è rivolta a catturare i cortocircuiti della realtà senza alterarne la fisionomia oggettiva anzi esponendone lo scarto, l’altrove. L’ambiguità tra reale e illusorio si manifesta nelle immagini che realizza, spesso evocatrici di un senso di estraniamento in chi osserva, come nel caso delle serie fotografiche che ritraggono edifici fagocitati dalla vegetazione o inglobanti il paesaggio in porte e finestre specchianti. Lo specchio come superficie riflettente e l’acqua, il mare, come archetipo della soglia tra la vita e la morte sono elementi ricorrenti nella ricerca sulle relazioni tra il corpo, l’architettura e il paesaggio. Queste interazioni, che l’artista cattura in immagine, rivelano modi di speculazione sulla percezione della realtà e rendono visibile il suo processo dialettico. Anche la presenza del corpo umano nudo, scevra da connotazioni erotiche, coglie la corporeità come elemento spaziale integrato, come un’“immagine nell’immagine”, allo stesso modo degli specchi che riflettono ciò che sta davanti. Stefano Scheda è ideatore di “Marradi Campana Infesta”. La manifestazione artistica giunge nel 2020 alla sua settima edizione. Gli abitanti di Marradi si confrontano con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, artisti e intellettuali su temi sempre diversi, conservando un rapporto elettivo col poeta marradese Dino Campana.

Visualizza comunicato stampa →

Testo

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione con testi di diversi autori, tra i quali Angela Madesani (storica dell’arte e curatrice) e Matteo Bonazzi (filosofo e piscoanalista).

Ai visitatori sarà proposto un questionario ideato da Matteo Bonazzi per un’indagine sociologica sui temi trattati in mostra.

Galleria Fumagalli presenta la prima mostra personale in galleria di Stefano Scheda (Faenza, 1957). “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” è un invito a riflettere sul concetto di nudità tra storia dell’arte e social network. Opere di nuova produzione assieme a lavori storici sono presentati in un percorso installativo in ricercata penombra. La sera dell’inaugurazione si terrà l’azione performativa dal titolo INERTE/INERME. «Perché nessuno si scandalizza di fronte ai Bronzi di Riace, perché nessuno urla all’orrore di fronte al David di Michelangelo o ai nudi maschili dell’arte neoclassica mentre Same same but different, l’opera di Stefano Scheda con due uomini nudi che si salutano uscendo dall’acqua, crea tanto scompiglio in chi la vede? Perché è oscurata dai social? Perché dà vita a pubbliche proteste?». Queste le domande che hanno sollecitato l’invito a Stefano Scheda a presentare un progetto espositivo per gli spazi della Galleria Fumagalli e che introducono il testo di Angela Madesani – raccolto insieme ad altri contributi in una pubblicazione in corso di realizzazione. Il lavoro di Stefano Scheda è spesso caratterizzato dall’uso del nudo, inteso non in chiave erotica o voyeuristica ma nelle sue implicazioni sociali.

Il titolo della mostra “Nudo, mani in alto! Naked, hands up!” fa quindi volutamente riferimento a un corpo esposto alle sue fragilità e alle complessità della vita, un corpo che non è protetto neanche da un abito che lo sostenga. «Siamo tutti nudi nella fragilità fisica e spirituale, senza la certezza di una fratellanza» – precisa Stefano Scheda. La nudità si osserva, infatti, nel primo incontro con l’opera ma non si esaurisce nella sua esposizione, costituendo solo il primo livello di messa in scena della condizione umana. Chi osserva è invitato a interrogarsi e a testare la propria soglia di tolleranza di fronte alla visione di una nudità che, colta dallo sguardo ironico dell’artista, restituisce un’immagine sublimata e archetipica del corpo. In mostra il video Meteo (2004), presentato per la prima volta allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe nel 2006: corpi nudi di uomini e donne, non completamente a fuoco, appaiono fermi su un bagnasciuga con degli specchi rotondi all’altezza del ventre. Due fattori di disturbo, la luce del sole riflessa dal vetro e il suono di mitragliatrici proveniente da una capsula spaziale, agiscono sulla scena creando un effetto irritante e di estraniamento. Se in quest’opera la nudità è evocatrice del limite umano di fronte alla grandezza degli eventi storici e naturali, nel dittico fotografico Same same but different (2018) è colta nella sua purezza e innocenza, immortalando i corpi là dove il mare incontra la terra. Fuori e dentro questo limite, l’acqua simboleggia per l’artista la speranza di una rinascita, come evoca anche il titolo della scultura Terramare (2015), realizzata con uno pneumatico e una camera d’aria. La precarietà dell’esistenza è espressa ugualmente dall’immagine fotografica ritratta in Figura 1 (1996), un corpo nudo che pare abbandonarsi alla vita: “mani in alto”.

Stefano Scheda nasce a Faenza nel 1957 e vive a Bologna, dove insegna “Strategia dell’Invenzione” all’Accademia di Belle Arti. La sua ricerca è rivolta a catturare i cortocircuiti della realtà senza alterarne la fisionomia oggettiva anzi esponendone lo scarto, l’altrove. L’ambiguità tra reale e illusorio si manifesta nelle immagini che realizza, spesso evocatrici di un senso di estraniamento in chi osserva, come nel caso delle serie fotografiche che ritraggono edifici fagocitati dalla vegetazione o inglobanti il paesaggio in porte e finestre specchianti. Lo specchio come superficie riflettente e l’acqua, il mare, come archetipo della soglia tra la vita e la morte sono elementi ricorrenti nella ricerca sulle relazioni tra il corpo, l’architettura e il paesaggio. Queste interazioni, che l’artista cattura in immagine, rivelano modi di speculazione sulla percezione della realtà e rendono visibile il suo processo dialettico. Anche la presenza del corpo umano nudo, scevra da connotazioni erotiche, coglie la corporeità come elemento spaziale integrato, come un’“immagine nell’immagine”, allo stesso modo degli specchi che riflettono ciò che sta davanti. Stefano Scheda è ideatore di “Marradi Campana Infesta”. La manifestazione artistica giunge nel 2020 alla sua settima edizione. Gli abitanti di Marradi si confrontano con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, artisti e intellettuali su temi sempre diversi, conservando un rapporto elettivo col poeta marradese Dino Campana.

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