CONCRETEZZA DELL'ESSENZIALITÀ
MATTIA BOSCO, JANNIS KOUNELLIS, MARIA ELISABETTA NOVELLO
16 febbraio - 29 aprile 2022
CONCRETEZZA DELL'ESSENZIALITÀ
MATTIA BOSCO, JANNIS KOUNELLIS, MARIA ELISABETTA NOVELLO
16 febbraio - 29 aprile 2022

Testo
Per il quarto appuntamento del ciclo espositivo MY30YEARS – Coherency in Diversity, il critico Lóránd Hegyi ha invitato gli artisti Maria Elisabetta Novello e Mattia Bosco a presentare un’opera nuova, specificatamente ideata per la Galleria Fumagalli e in dialogo con una imponente installazione del maestro Jannis Kounellis.
Lóránd Hegyi spiega così il tema di questa mostra: «Uno degli elementi più significativi dell’opera d’arte può essere il saper suggerire alcune esperienze essenziali. Questa capacità evocativa consente di rivelare realtà fondamentali e determinanti che si concretizzano e si articolano in ogni singola opera. La concretezza del fenomeno singolare con le sue qualità sensuali e l’organizzazione drammaturgica trasmette la visione dell’artista sull’essenzialità. Nell’opera di Jannis Kounellis il fondamento della concentrazione sul momento dei mutamenti determinanti e sulla trasformazione dello stato delle cose è la radicale intensificazione della concretezza materiale. Maria Elisabetta Novello opera con una presenza materica ipersensibile, estremamente morbida e fragile che rimanda a sottili connessioni tra piano fisico e piano metafisico. Anziché descrizioni aneddotiche, cerca realtà essenziali. Nell’opera di Mattia Bosco la concretezza delle realtà materiali immediate implica un potenziale sistema intelligibile che integra diversi livelli di percezione e offre un immaginario libero. L’interpretazione della concretezza nasce da una fine sintesi di razionalità ed emotività.»
L’essenzialità, manifestata in primis dagli elementi che costituiscono le opere, traspare dall’allestimento stesso: tre installazioni allestite su tre pareti del salone della galleria. Pur non intendendo imporre alcun legame tra gli artisti, tutte le opere restituiscono una forte presenza del materiale, bilanciata però dal senso di leggerezza conferito dal carattere frammentario e talvolta accumulativo degli elementi che le compongono.
A un primo sguardo, l’installazione di Jannis Kounellis si impone per la sua monumentalità restituita da sessantatré bilancine in ferro sulle quali pesano blocchi di vetro di Murano, tuttavia la struttura metallica aperta e sottile conferisce una certa levità all’insieme e, per analogia, una musicalità evocata dalla forma delle bilancine stesse, simili al triangolo a percussione. La leggerezza è anche la caratteristica principale dell’installazione di Maria Elisabetta Novello, la quale utilizza la cenere, residuo concreto della contingenza delle cose e simbolo ancestrale di morte e rinascita al contempo. Come suggerisce il titolo dell’opera “Angolo di riposo” (dal termine scientifico che descrive l’angolo massimo che una certa quantità di materiale granulare può tenere per rimanere stabile), la materia riposa apparentemente calma, essendo in realtà instabile. L’opera di Mattia Bosco completa l’essenziale costruzione della mostra. La pietra grezza, accuratamente selezionata e lavorata dall’artista, viene presentata frammentata e dunque di per sé instabile.
Come fosse un antico reperto monumentale disgregato dal tempo, l’opera pare attraversata da una latente tensione alla ricostituzione dell’intero, seppur destinata a eterna immobilità.
Il programma MY30YEARS – Coherency in Diversity ideato e curato nel 2021 da Lóránd Hegyi per omaggiare i trent’anni di carriera della gallerista Annamaria Maggi, proseguirà fino al 2023 coinvolgendo 12 artisti seguiti o rappresentati dalla Galleria Fumagalli. Per ognuna delle 8 mostre, le opere di 3 artisti provenienti da differenti contesti artistici sono poste in dialogo su temi specifici. Rifuggendo qualsiasi imposizione concettuale, il programma espositivo intende evidenziare alcune tendenze comuni dell’arte contemporanea e suggerire nuove possibili interpretazioni.
Testo
Per il quarto appuntamento del ciclo espositivo MY30YEARS – Coherency in Diversity, il critico Lóránd Hegyi ha invitato gli artisti Maria Elisabetta Novello e Mattia Bosco a presentare un’opera nuova, specificatamente ideata per la Galleria Fumagalli e in dialogo con una imponente installazione del maestro Jannis Kounellis.
Lóránd Hegyi spiega così il tema di questa mostra: «Uno degli elementi più significativi dell’opera d’arte può essere il saper suggerire alcune esperienze essenziali. Questa capacità evocativa consente di rivelare realtà fondamentali e determinanti che si concretizzano e si articolano in ogni singola opera. La concretezza del fenomeno singolare con le sue qualità sensuali e l’organizzazione drammaturgica trasmette la visione dell’artista sull’essenzialità. Nell’opera di Jannis Kounellis il fondamento della concentrazione sul momento dei mutamenti determinanti e sulla trasformazione dello stato delle cose è la radicale intensificazione della concretezza materiale. Maria Elisabetta Novello opera con una presenza materica ipersensibile, estremamente morbida e fragile che rimanda a sottili connessioni tra piano fisico e piano metafisico. Anziché descrizioni aneddotiche, cerca realtà essenziali. Nell’opera di Mattia Bosco la concretezza delle realtà materiali immediate implica un potenziale sistema intelligibile che integra diversi livelli di percezione e offre un immaginario libero. L’interpretazione della concretezza nasce da una fine sintesi di razionalità ed emotività.»
L’essenzialità, manifestata in primis dagli elementi che costituiscono le opere, traspare dall’allestimento stesso: tre installazioni allestite su tre pareti del salone della galleria. Pur non intendendo imporre alcun legame tra gli artisti, tutte le opere restituiscono una forte presenza del materiale, bilanciata però dal senso di leggerezza conferito dal carattere frammentario e talvolta accumulativo degli elementi che le compongono.
A un primo sguardo, l’installazione di Jannis Kounellis si impone per la sua monumentalità restituita da sessantatré bilancine in ferro sulle quali pesano blocchi di vetro di Murano, tuttavia la struttura metallica aperta e sottile conferisce una certa levità all’insieme e, per analogia, una musicalità evocata dalla forma delle bilancine stesse, simili al triangolo a percussione. La leggerezza è anche la caratteristica principale dell’installazione di Maria Elisabetta Novello, la quale utilizza la cenere, residuo concreto della contingenza delle cose e simbolo ancestrale di morte e rinascita al contempo. Come suggerisce il titolo dell’opera “Angolo di riposo” (dal termine scientifico che descrive l’angolo massimo che una certa quantità di materiale granulare può tenere per rimanere stabile), la materia riposa apparentemente calma, essendo in realtà instabile.
L’opera di Mattia Bosco completa l’essenziale costruzione della mostra. La pietra grezza, accuratamente selezionata e lavorata dall’artista, viene presentata frammentata e dunque di per sé instabile. Come fosse un antico reperto monumentale disgregato dal tempo, l’opera pare attraversata da una latente tensione alla ricostituzione dell’intero, seppur destinata a eterna immobilità.
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