Giacomo Cossio

By 16 Luglio 2016 Artisti

GIACOMO COSSIO

GIACOMO COSSIO

Biografia

Giacomo Cossio è nato a Parma nel 1974 dove vive e lavora. Si è laureato in Architettura presso l’Università di Ferrara.
Il suo lavoro nasce dal desiderio pittorico di creare un’immagine vera e contemporanea del mondo in cui vive. L’opera vuole essere una descrizione accurata della cultura del suo tempo, nonché una trasfigurazione simbolica e poetica di un’epoca che considera fortemente apocalittica. Crede che questa sia la funzione primaria dell’arte, quella di realizzare una sintesi formale di un sentimento vago e diffuso. Un uomo solo, di fronte al paesaggio, un paesaggio vegetale fatto di piante in vaso.

Un giardiniere e un giardino di piante. Le piante in vaso rappresentano tutto ciò che è naturale: montagne, foreste, mare, cielo, terra. L’artista/giardiniere è preso dalla follia e invece di annaffiare, potare, prendersi cura, spara vernice colorata e rende tutto uguale, monocromo. Prende forma così l’immagine del mondo: un uomo vestito con un’impermeabile e disumana tuta gialla che spara vernice sull’ambiente. Un uomo che, alla silenziosa contemplazione, opta per l’azione incessante, l’impatto e la modificazione.

Ciò che conta è l’azione sul mondo vivente. Il tempo della messa in scena è finito. Chiudersi in uno spazio delimitato e compiere questo gesto è il modo per materializzare tutto questo. L’artista stesso sperimenta sensazioni di potenza travolgente e trasgressione, di superamento del limite, di dominio. Una volta terminata l’azione, la natura ferita ricresce e germoglia di nuovo, la vernice pesante e viscosa si stacca e la natura continua a vivere, inesorabilmente. L’azione umana passa, senza lasciare tracce.

Biografia

Giacomo Cossio è nato a Parma nel 1974 dove vive e lavora. Si è laureato in Architettura presso l’Università di Ferrara.
Il suo lavoro nasce dal desiderio pittorico di creare un’immagine vera e contemporanea del mondo in cui vive. L’opera vuole essere una descrizione accurata della cultura del suo tempo, nonché una trasfigurazione simbolica e poetica di un’epoca che considera fortemente apocalittica. Crede che questa sia la funzione primaria dell’arte, quella di realizzare una sintesi formale di un sentimento vago e diffuso. Un uomo solo, di fronte al paesaggio, un paesaggio vegetale fatto di piante in vaso.

Un giardiniere e un giardino di piante. Le piante in vaso rappresentano tutto ciò che è naturale: montagne, foreste, mare, cielo, terra. L’artista/giardiniere è preso dalla follia e invece di annaffiare, potare, prendersi cura, spara vernice colorata e rende tutto uguale, monocromo. Prende forma così l’immagine del mondo: un uomo vestito con un’impermeabile e disumana tuta gialla che spara vernice sull’ambiente. Un uomo che, alla silenziosa contemplazione, opta per l’azione incessante, l’impatto e la modificazione.

Ciò che conta è l’azione sul mondo vivente. Il tempo della messa in scena è finito. Chiudersi in uno spazio delimitato e compiere questo gesto è il modo per materializzare tutto questo. L’artista stesso sperimenta sensazioni di potenza travolgente e trasgressione, di superamento del limite, di dominio. Una volta terminata l’azione, la natura ferita ricresce e germoglia di nuovo, la vernice pesante e viscosa si stacca e la natura continua a vivere, inesorabilmente. L’azione umana passa, senza lasciare tracce.

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